mercoledì 19 settembre 2007

Rocco e i suoi fratelli

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1960, Luchino Visconti.

In ordine di età, dal più grande al più piccolo:
- Vincenzo. E' il primo a giungere a Milano dalla campagna della Lucania. Ben integrato, vedrà il resto della famiglia, la madre e gli altri 4 fratelli, piombargli in casa il giorno del suo ufficiale fidanzamento.
Un "cordone ombelicale" redivivo e prorompente, ma saprà gestire la cosa e farsi una famiglia.
- Simone. Immediatamente entusiasta della metropoli, si farà sedurre dalle prospettive di guadagni facili. Forte fisicamente quanto debole di carattere, costante spina nel fianco dell'onore e dell'unità della famiglia.
- Rocco. Metterà ogni sforzo nel conservare a tutti i costi l'unità della famiglia. Disincantato dalla città, conserva sempre un positivo ricordo del paese natìo ed il desiderio di tornarci. E' il personaggio più "poetico", più di tutti indipendente nel pensiero e legato nei sentimenti, e giustamente merita un rilievo nel titolo del film.
- Ciro. Serio e metodico, studierà e diventerà operaio specializzato. Il più lucido e meno emotivo di tutti.
- Luca. Molto più piccolo degli altri, rappresenterà a loro un ricordo dell'infanzia, costantemente. Senza il padre morto poco prima che partissero per Milano, è il "figlio" degli altri quattro.

Il film è liberamente ispirato ai racconti di Testori. Costituisce un affresco della Milano di quegli anni preciso e splendido. La Bovisa, il ponte della Ghisolfa, il Duomo, Porta Genova, l'Idroscalo, tutto mi è apparso come me lo descriveva quand'ero bambino mio padre, che giunse a Milano, anch'egli immigrato dal sud, nel 1961. La stazione centrale l'ho rivista identica a come la vedevo da bambino quando partivo o tornavo dalle vacanze dai parenti. E' stato tutto molto emozionante.
Ho letto sul Morandini dei cenni "storici" a questo film che mi hanno sconvolto e che non conoscevo:
Osteggiato dai politici e bersagliato dalla censura, è il solo film di Visconti che incassò nelle sale di seconda e terza visione più che in quelle di prima, in provincia più che nelle grandi città. Premio speciale della giuria alla mostra di Venezia. La vicenda giudiziaria continutò fino al 1966 quando Visconti fu assolto in modo definitivo. Nel 1969 la censura ribadì il divieto ai minori di 18 anni e nel 1979 fu allestita una nuova edizione per il passaggio in TV con altri tagli e taglietti.

Perché un film del genere deve essere vietato ai minori di 18 anni? Non vi sono né scene di sesso tantomeno di violenza gratuita o particolarmente cruente. Ho avuto la fortuna di vederne una edizione sostanzialmente integrale, di 169 minuti, e nulla m'è parso da censurare. Però ora siamo nel 2007. Nel 1960 fare un ritratto così veritiero di una famiglia di emigranti, forse, andava contro gli interessi economici di qualcuno, le promesse politiche di qualcun'altro, l'immagine di realizzazione personale e di felicità che le grandi città del nord avevano per il sud. E' davvero difficile quanto interessante capire il perché di tutta questa ostilità da parte dei censori verso questo bellissimo film, UN CAPOLAVORO davvero.

Fotografia di Giuseppe Rotunno, musiche di Nino Rota: 2 grandissimi della nostra storia artistica legati al cinema.

Cast d'attori di grandezza assoluta.
Alain Delon è un'icona ormai nell'interpretazione di Rocco. All'inizio mi ha lasciato perplesso la sua faccia troppo "bella" per un ruolo simile, ma poi la sua magnifica interpretazione ha fatto dimenticare ogni pregiudizio.
Renato Salvatori, che interpreta Simone, è a mio parere uno dei più grandi attori del dopoguerra italiano, grande "faccia", bella e massiccia, adatta al dramma come alla commedia. E' un mio mito quest'attore.
Per Annie Girardot non ho parole. Due scene che ha fatto con Salvatori, quella sotto il ponte della Ghisolfa e quella all'idroscalo, me le sono riguardate 3 volte. Lì Visconti mette il massimo della sua poesia, si rimane incantati.


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