lunedì 20 agosto 2007

Padre Padrone

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1975, Paolo e Vittorio Taviani.

Non ricordo bene se ero in 2° o in 3° media quando la brava prof di lettere ci fece prima leggere l'incredibile libro di Gavino Ledda e poi guardare il film ad un cineforum. Credetemi se vi dico che non ho mai dimenticato questa esperienza.

La vita di Gavino Ledda suscita pietà, commozione, ammirazione e persino incredulità. E' talmente vero il libro e quello che dice, che il regista ha ritenuto opportuna la partecipazione dello scrittore al film, sia fisicamente che, quando cita brani, come voce fuori campo.

Il finale è intrinseco al fatto stesso che sia stato possibile leggere e poi vedere rappresentata, mirabilmente, la storia della sua vita. Già quando uscì il film Gavino era laureato in Glottologia e, cito da wiki, "...Nel 1970 viene ammesso all'Accademia della Crusca con Giacomo Devoto. Nel 1971 è nominato assistente di Filologia romanza e di Linguistica sarda a Cagliari." Se pensate che parliamo di un uomo nato nel 1938 e che nel '58 era praticamente analfabeta...

Il libro ed il film sono un ritratto duro e crudo, senza fronzoli, senza retorica ed omissione alcuna, di cosa era la vita di una famiglia sarda dedita alla pastorizia, del destino dei suoi figli. Non vi racconto però nessuno dei numerosissimi significativi episodi, ve li lascio da godere con la visione o con la lettura del libro, che consiglio tantissimo, prima o dopo il film non importa.

Gavino ha scritto il libro risiedendo nel suo paese. Anche il film è stato girato nei veri luoghi della sua vita, sia in paese che nei campi, con lui presente e con presenti gli abitanti stessi del paese, che lo conoscono, l'han visto crescere e sanno perfettamente ogni cosa. Sono dettagli importanti.

Palma d'Oro più che degna.
Un film ed una storia da imprimere nella memoria.


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